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Stefano Di Marino, autore di numerosi romanzi di spionaggio, avventura e azione, affronta con Ora zero la realtà attuale del terrorismo, la crisi dell'Europa unita e alcuni timori diffusi non solo nei romanzi thriller. Il piano dell'azione terroristica nasce in seno a un'organizzazione di potenti rappresentanti della politica e della finanza, che hanno interesse a minare l'unità dell'Europa per conservare i loro privilegi e i loro legami con le lobby più estremiste degli Stati Uniti. Per realizzare il loro obiettivo, si rivolgono a Caspar Dragan, un signore della guerra serbo, la cui organizzazione è in grado di mettere a segno attacchi devastanti. Ma l'uomo, che non è disposto ad essere una semplice pedina di altri, finge di aderire al piano e poi diventa un avversario indipendente e ancora più pericoloso. Sul fronte della difesa, Bruno Genovese, un uomo duro e insofferente alle regole, e Linda Casillas, una donna spietata e cinica, dal passato difficile: due professionisti che, troppo spesso, prendono iniziative personali. Ma c'è proprio bisogno di agenti come loro per far fronte a una minaccia che, nel breve giro di sette giorni, riduce l'Europa quasi in ginocchio. Ne abbiamo parlato con l'autore.
D. Come definirebbe Ora zero?
R. Un romanzo d'intrigo. Una volta si parlava di spy-story, ma oggi mi sembra un termine un po' antiquato, troppo legato alla Guerra Fredda. Il mondo è cambiato, la guerra delle spie si combatte con metodi e su campi differenti. Restano, però, il gusto dell'intreccio, la necessità di dubitare di tutto, la lotta del singolo contro le grandi organizzazioni.
D. Un'alternativa italiana alla spy-story anglosassone?
R. Sì, senza dubbio, e non solo perché il personaggio principale è italiano e almeno una parte della storia si svolge sul nostro territorio. In realtà Ora Zero è una storia europea. Ho letto diversi romanzi anglosassoni su macchinazioni per il controllo dell'Europa: praticamente da tutti si ricava il timore da parte dell'America e anche dell'Inghilterra che l'Unione Europea possa costituire una potenza rivale, magari guidata dalla Francia e dalla Germania. Io ho cercato di ribaltare la situazione da un punto di vista più vicino a noi.
D. Richiamo all'attualità, quindi; ma Ora Zero è soprattutto una storia d'avventura.
R. Certo, richiamare condizioni politiche generali e il timore per il terrorismo biologico e nucleare portato nelle nostre città non significa tralasciare gli elementi fondamentali di un romanzo di questo genere. L'azione, il mistero e soprattutto i rapporti tra i personaggi sono il fulcro della storia.
D. A quale pubblico è rivolto il suo romanzo?
R. A un lettore attento alla realtà che ci circonda, che è complessa, multirazziale, ricca di sfumature. Un pubblico di uomini e donne alla ricerca di un intrattenimento intelligente. Ci sono azione, tradimenti, doppi giochi che sono indubbiamente elementi della narrativa ”maschile“, ma molto spazio è dedicato ai rapporti tra i protagonisti. Mi piace pensare che nelle mie storie d'avventura ci sia ”sentimento“ inteso come coinvolgimento personale, non solo e non necessariamente come vicenda d'amore. Sono elementi differenti e tutti necessari a dar forma alla vicenda.
D. La minaccia terroristica, biologica e nucleare è un tema a cui ha dato grande rilievo. Come l'ha affrontato?
R. Il mio è un thriller sui pericoli che corre l'Europa unita, ma si svolge tra qualche anno. Avevo due obiettivi: il primo era mettere in scena eventi temuti un po' da tutti, raccontandoli in maniera originale e mai affrontata prima nei romanzi; il secondo era parlare di situazioni attuali senza ricalcare troppo le cronache, perché ipotizzare un pericolo integralista islamico mi sembrava un po' troppo semplice. Ci sono altri problemi simili che non dobbiamo dimenticare. Ho preferito comunque prendere le distanze dal momento preciso in cui viviamo e approfondire l'ambiente slavo-balcanico, che credo possa risultare interessante. Una storia verosimile ma avvincente può evocare pericoli e atmosfere anche se osserva il mondo che ci circonda da una prospettiva leggermente differente. Se poi il lettore vuol vedere analogie e allusioni a oggi, può farlo. È una parte riservata a lui.
D. Ha autori di riferimento?
R. Moltissimi, leggo e consumo film e fumetti di ogni genere . Diciamo che mi piace molto il Ludlum degli esordi (Un nome senza volto, The Bourne Identity, Il mosaico di Parsifal), ma anche autori più moderni. Recentemente quello che mi piace di più è Barry Eisler (Alba nera su Tokyo). Le influenze ispiratrici sono molte ma ho cercato di dar forma a un mondo mio, che certamente non si ferma qui.
Ottobre 2005
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