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Estranei è un romanzo insolito. Sconcerta l'inquietudine dei fatti che racconta e la sua atmosfera, come nella migliore tradizione orientale, affascina magicamente. Il protagonista, Hideo Harada, ha appena divorziato e abita in un anonimo palazzo di Tokyo dove scrive, al momento con poco successo, testi per la televisione. Nel giorno del suo compleanno decide di visitare il quartiere della sua infanzia, che non vede da quando, dodicenne, perse entrambi i genitori in un incidente stradale. E, in un teatro della zona, incontra un uomo incredibilmente somigliante al padre. L'uomo lo invita a casa sua, dove li attende la moglie: è uguale alla madre di Hideo. Si tratta di un'esperienza straordinaria o è il frutto di una mente dominata dalla nostalgia? Di certo la gioia per il recupero di un affetto perduto da anni è irresistibile, e Hideo inizia a frequentare la coppia. Riacquista serenità, energia e creatività nel lavoro. Eppure, chiunque lo incontra, rimane stupito per il suo aspetto sempre più pallido e magro; è molto preoccupata anche la donna con cui Hideo sta vivendo una storia d'amore. Sono ancora molte le cose da scoprire, non mancano i colpi di scena, e anche una sensazione alla fine del libro che sa toccare corde profonde. Come il protagonista, l'autore ha scritto numerosi film e serie televisive, spesso premiati con prestigiosi riconoscimenti, ed è annoverato tra i più famosi scrittori giapponesi contemporanei. Gli abbiamo rivolto alcune domande.
D. Una delle caratteristiche principali del protagonista è la solitudine. Crede che sia uno dei mali del nostro tempo?
R. Quando la gente era povera e non poteva vivere senza l'aiuto degli altri, non si sentiva sola; lo è diventata con la ricchezza. Ma questo non è sempre negativo. Altra cosa, invece, è quando alcuni hanno serie difficoltà a instaurare buone relazioni umane e questa condizione arriva all'estremo: è allora che nasce il problema. Non credo che la solitudine sia un male in sé, mentre un discorso a parte meritano i sentimenti malati o le solitudini anormali.
D. Perché Hideo ha bisogno di frequentare un mondo che non sembra reale?
R. Perché è esausto delle relazioni umane della sua vita e desidera riposarsi un po', anche per breve tempo, immergendosi in una vita migliore della sua, più appagante di quella reale che lui conosce.
D. Ma questa vita non gli porta solo appagamento.
R. Sì, è vero, perché un abbandono del mondo reale non può lasciare come prima chi lo compie, deve lasciargli un segno. Gli amici del protagonista, infatti, si accorgono che in lui c'è qualcosa di diverso, mentre lui non se ne rende conto, perché non sa distinguere l'illusione dalla realtà.
D. Lei sembra indicare l'amicizia come rimedio alla solitudine: è così?
R. Oggi è difficile instaurare una buona amicizia ed è ancora più difficile mantenerla a lungo. Ma, anche se non è perfetta o completa come uno vorrebbe, è certamente un conforto per chi desidera liberarsi della sua solitudine.
D. Il protagonista di Estranei scrive romanzi per la TV, come lei: avete altro in comune?
R. Il protagonista è una persona diversa dall'autore, anche se, in questo caso, fa il suo stesso lavoro. Anch'io sono nato ad Asakusa, proprio come Hideo, ma ho voluto descrivere quel quartiere di Tokyo solo perché lo conosco bene. Inoltre, i miei genitori non sono morti all'età di trent'anni e mio padre non era un cuoco di sushi. Certo, non dico che non ci siano punti in comune tra lo scrittore e i suoi personaggi, ma, più che di identità, credo che ci sia una sorta di riflesso, e non solo nell'eroe della storia, ma in tutti i personaggi.
D. La memoria dei defunti riveste un ruolo importante nella cultura giapponese?
R. D'estate si celebra una festa dei defunti che si chiama ”Obon“, una sorta di festa familiare di mezza estate. Secondo un'antica tradizione giapponese, infatti, si crede che in questo periodo le anime dei morti tornino nei loro luoghi nativi. Così molte persone viaggiano per tutto il Giappone e vanno a trovare i loro parenti e i loro amici. Anche i fatti narrati nel mio libro accadono d'estate.
Intervista a cura di Diletta Castorini
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