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Psicologo e cattedratico, navigatore e terapeuta dell'anima, uomo di scienza e di spirito, Giulio Cesare Giacobbe, con l'ironia e l'acume attraverso cui ha già conquistato numerose schiere di lettori con best seller quali Come smettere di farsi le seghe mentali e Alla ricerca delle coccole perdute, in Come diventare Buddha in cinque settimane affronta il tema della ricerca della saggezza. Il professore genovese riassume e rende fruibile il pensiero di una figura che da sempre è motivo d'intenso interesse, illuminando il Buddha - è proprio il caso di dirlo - di una luce nuova e originale, e descrivendo un percorso di miglioramento personale in cinque stadi che si rivela valido per chiunque. Questo manuale (serio) di autorealizzazione, nonostante il tono lieve, è basato su una conoscenza tutt'altro che superficiale dei testi della tradizione orientale e su alcune acquisizioni decisive della psicologia contemporanea, offrendo quello che Giacobbe ritiene sia il senso e l'essenza del messaggio del grande maestro. Abbiamo incontrato l'autore per chiedergli di raccontarci questa sua ultima fatica.
D. La cultura orientale da sempre affascina il mondo occidentale, in particolare la figura del Buddha. Che cosa rappresenta per noi oggi questo personaggio?
R. Il saggio. Colui che ha realizzato la serenità interiore e la mantiene in qualunque circostanza.
D. Molto è stato detto e scritto sul Buddha. Qual è la novità del suo approccio?
R. Riprendere il suo insegnamento originale, che è psicologico, che è stato dimenticato e sostituito con una religione e una filosofia lontanissime dal suo pensiero.
D. Come diventare Buddha in cinque settimane è il terzo capitolo di una trilogia cominciata con Come smettere di farsi le seghe mentali e proseguita con Alla ricerca delle coccole perdute. Qual è stato il suo percorso?
R. Il percorso riguarda la nevrosi, ossia la condizione diffusa di sofferenza mentale. Ho iniziato con un ”vademecum di pronto soccorso“, Come smettere di farsi le seghe mentali dove mostro come il pensiero nevrotico sia automatico, e come fare per liberarsene. Ho proseguito con un trattato sistematico (Alla ricerca delle coccole perdute) sulla nevrosi più diffusa, la sindrome ansioso-depressiva, che propone una spiegazione (il persistere della personalità infantile in seguito alla non realizzazione della personalità adulta e genitoriale) e una terapia (la terapia evolutiva da me sperimentata con successo da una decina di anni) completamente nuove. Ho concluso, come promesso nel libro precedente, con la proposta di realizzazione della quarta personalità, quella del buddha (Come diventare Buddha in cinque settimane), che pone sicuramente al riparo dal rischio della nevrosi.
D. I suoi due precedenti libri sono diventati best seller, conquistando un pubblico di lettori molto eterogeneo. Come si spiega questo successo?
R. Il successo di un libro è dovuto secondo me a tre ingredienti: il titolo, il libro, l'autore. Anche uno solo di essi può assicurare buone vendite. Nel caso di Come smettere di farsi le seghe mentali c'erano i primi due. In Alla ricerca delle coccole perdute c'erano gli ultimi due. Mi auguro che in Come diventare Buddha in cinque settimane ci siano tutti e tre.
D. Sicuramente avrà avuto dei riscontri diretti da parte dei suoi lettori. Che impressioni ne ha ricavato?
R. Io ricevo una dozzina di mail tutti i giorni e dedico tutti i giorni un'ora alla corrispondenza con i lettori. Ciò che ne ho dedotto è che Come smettere di farsi le seghe mentali e Alla ricerca delle coccole perdute hanno aiutato moltissime persone a gestire e alleviare la propria sofferenza mentale. Da moltissime persone, infatti, ho ricevuto un ringraziamento. Questo è per me il premio più importante per il mio lavoro. Molti hanno preso contatto diretto con me. Anche qualche terapeuta mi ha contattato. Ma non abbastanza. Vorrei che la mia terapia, la terapia evolutiva, si diffondesse, non per me, per avere successo (non mi interessa), ma per far sì che le persone che soffrono di questa terribile malattia oggi diffusissima, la nevrosi ansioso-depressiva, che dà tanta sofferenza (io ne ho sofferto in passato, e quindi lo so molto bene) possano finalmente e definitivamente guarire. Nessuna delle terapie precedenti è riuscita ad ottenere questo risultato. La terapia evolutiva sì.
D. Dopo che i suoi lettori saranno diventati tutti Buddha, che cos'altro avranno bisogno di imparare?
R. A parte il fatto che c'è sempre da imparare, questo pericolo non esiste. Calcolo che soltanto l'uno per cento dei miei lettori diventerà davvero un buddha. Non perché il metodo esposto in Come diventare Buddha in cinque settimane non funzioni (non l'ho inventato io ma il Buddha in persona: io l'ho soltanto semplificato e reso scientifico), ma perché so già che pochissimi avranno la determinazione, la pazienza e la costanza di applicarlo. Gli altri godranno comunque di una grande acquisizione, se sapranno coglierla. Quella di sapere finalmente che cosa ha detto veramente il Buddha e che cosa è veramente il buddhismo originale.
Settembre 2005
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