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In un piccolo centro della campagna olandese, Loes vive con la sua singolare famiglia composta da una madre artista ed esperta di tarocchi e due uomini miti e silenziosi. Quando Loes ha sei anni e sta per andare a scuola, arriva in paese un nuovo bambino, Thomas, con il quale stringe un'amicizia e il cui padre viene in seguito trovato morto con una matita conficcata in un occhio. I sospetti cadono sulla madre di Loes che confessa di aver ucciso l'uomo colpevole di aver molestato la figlia. Da quel momento inizia per la piccola Loes un lungo calvario, isolata e condannata dal gruppo feroce dei compagni di scuola, custode di una verità inimmaginabile che solo alla fine verrà fuori ma che la segnerà ineluttabilmente.
D. Come ha iniziato a pensare alla storia?
R. Di solito mi metto a scrivere senza avere un progetto preciso, scrivo scena per scena: i personaggi vengono verso di me e li scopro mentre scrivo. Non so mai come andrà a finire.
D. La madre di Loes una donna affascinante che all'inizio del libro catalizza l'attenzione delle madri e dei compagni della bambina, ad un certo punto si fa carico di una colpa che non ha. Quanto le interessa approfondire le ambiguità e le contraddizioni di un sentimento così forte?
R. Quello che mi interessa è la forma più pura dell'amore: quella che gli esseri umani incontrano quando sono piccoli: in questa fase si prova un tipo di amore incondizionato per i genitori, è un amore che ci rende vulnerabili. Forse non è neanche un amore perfetto. Quando cresciamo cambia il modo in cui amiamo: al posto dell'innocenza sopraggiunge l'interesse. Quando la madre di Loes esce dal carcere e non riesce ad instaurare un rapporto con la figlia e i due Ludo e Duco, è capace di voltare le spalle e di abbandonare la figlia. Questa è una situazione che mi interessa.
D. A proposito di Ludo e Duco: vengono rappresentati come due uomini amabili, il lettore quasi si affeziona a loro fino a quando comincia a crescere un'ombra su di loro che oscura la loro positività. Qual è il suo rapporto con questi due personaggi?
R. Questi due uomini mi sono molto cari. Ma lentamente, non sapendo come andava a finire la storia, nel momento in cui Loes lascia l'isola di Lewis, li abbraccia e li chiama ””papà“, li conferma nel loro ruolo. Questa scena mi ha colpito moltissimo, mi ha sorpresa il fatto che Loes potesse essere capace di esprimere il suo amore.
D. Quanto c'è di autobiografico nel suo romanzo?
R. Mi ritrovo sempre in ogni mio personaggio. Non si può scrivere senza mettere qualcosa di se stessi.
D. Nelle sue storie dimostra una conoscenza profonda dei complessi meccanismi psicologici che regolano la psiche umana. Deriva da studi specialistici?
R. I miei amici mi dicono che in realtà non sono una grande conoscitrice dell'animo umano, ma quando scrivo è come se si aprisse un terzo occhio che vede molto in profondità.
D. Come le sembra l'attuale situazione politica e civile dell'Olanda, il suo paese?
R. Molto instabile. Ci sono stati due episodi, l'assassinio del politico Pim Fortuyn e del regista Theo Van Gogh che hanno compromesso la stabilità sociale e politica. Abbiamo creduto di essere tolleranti ma non lo siamo, abbiamo scoperto che l'integrazione in realtà non c'è stata. E questo in una città come Amsterdam, che è metà musulmana, è molto preoccupante.
agosto 2005
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