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Nel suo ultimo libro, L'era del porco, Gianluca Morozzi narra le vicende tragicomiche di un ragazzo bolognese che aspira a diventare scrittore. Lajos - questo è il nome che si è scelto in omaggio al suo idolo calcistico Lajos Detari, ex stella del Bologna - ha già nel cassetto un romanzo, nove racconti e trenta poesie con cui spera di poter impressionare la ragazza dei suoi sogni. Sfortunatamente per Lajos la suddetta ragazza gli preferisce un ultrà neonazista del Lecce con un'insana passione per le croci celtiche e il saluto romano. Morozzi privilegia i toni ironici e surreali per raccontare le gesta del protagonista, i primi stentati passi nel convulso mondo dell'editoria, il suo amore per la musica, il calcio e le donne. Il risultato è un affresco estremamente vivido della città di Bologna e della sua multiforme gioventù, a cui Morozzi guarda con l'occhio benevolo e compiaciuto di chi vive quella realtà e ha sviluppato un forte senso di appartenenza. Abbiamo rivolto alcune domande all'autore.
D. L'era del porco è la storia di un giovane scrittore che riesce, dopo mille traversie, a far pubblicare il suo libro da un piccolo editore. Quanto c'è di autobiografico in questo romanzo?
R. Parecchie cose. L'editore per cui ho esordito ha ben poco dell' ”Ubermensch Belasco“ del libro, per fortuna. In compenso, tutte le situazioni improbabili e kafkiane vissute dal protagonista mentre cerca di promuovere il suo romanzo in giro per l'Italia non sono che una piccola parte di quelle che potrei raccontare io. Anche le vicende grottesche della band in cui suona il protagonista prendono spunto da situazioni reali.
D. Lei raffigura il mondo degli aspiranti scrittori in modo umoristico e caricaturale. Nelle prime pagine del libro il protagonista, intervenendo alla premiazione di un concorso letterario, si trova di fronte a scene quasi surreali. Si è divertito a estremizzare qualche situazione o davvero si è imbattuto in episodi del genere?
R. Certe scene di vita vissuta non avevano neppure bisogno di essere estremizzate per risultare divertenti. La premiazione letteraria che racconto è una delle tante a cui ho partecipato durante i miei primi, confusi tentativi di diventare scrittore. Anche la telefonata con la grande casa editrice è vera parola per parola. Una curiosità: i brani di Ferro freddo, il romanzo vincitore del premio letterario, sono estrapolati da un orrido racconto che ho scritto intorno ai sedici anni.
D. Come spesso avviene nei suoi libri, la musica ha un ruolo molto importante. Giorgio Faletti ha saputo raggiungere ottimi risultati sia da comico che da musicista e in tempi più recenti da autore di thriller. Ambisce anche Lei a ottenere riconoscimenti in diversi campi? Quali sono le ambizioni del Morozzi musicista?
R. Fortunatamente per il mondo della musica, le mie ambizioni in quel campo sono molto limitate. Mi basta divertirmi, suonare più possibile in giro, registrare qualcosa, imparare a padroneggiare meglio la chitarra. Dubito che riuscirò mai ad ottenere più di questo, visto il mio limitato talento nel settore.
D. Uno dei temi ricorrenti nell'Era del porco è il calcio. Come si vive nella sua città la passione calcistica? Le problematiche legate al tifo politicizzato e all'estremismo degli ultrà toccano anche Bologna?
R. Nel momento in cui rispondo a questa domanda, non so ancora se il Bologna giocherà il prossimo anno in serie A o in serie B. Ora c'è grande preoccupazione, ma anche la voglia di stringersi intorno alla squadra. Il pubblico bolognese ha le sue particolarità. Per tutto l'anno ha vissuto le vicende calcistiche con una certa abulia, convinto che sarebbe stato un campionato anonimo e che non sarebbe accaduto niente in un senso o nell'altro. Quando invece ci siamo trovati a lottare per restare in serie A, i tifosi sono tornati a riempire lo stadio. Per quanto riguarda l'aspetto politico, la curva è abbastanza divisa, sì, ma dentro il nostro stadio non ci sono mai state manifestazioni eclatanti.
D. Critici e giornalisti fanno spesso riferimento al termine ”romanzo giovanilista“ per indicare le opere di alcuni autori italiani delle nuove generazioni, ad esempio Brizzi, Scarpa e Ammaniti. Siccome quest'etichetta è stata utilizzata anche in riferimento ai suoi libri, mi piacerebbe sapere che cosa ne pensa: le fa piacere, ci convive senza problemi o la infastidisce perché la ritiene riduttiva?
R. Dipende. L'etichetta non sarebbe offensiva in sé, ma dipende in quale senso viene affibbiata. Se Berlusconi dice ”comunista“ lo dice in un certo modo, se dice ”comunista“ Marino Severini dei ”Gang“ lo intende in un altro. Bisognerebbe vedere cosa si intende per giovanilista, esattamente, visto che io non l'ho ancora capito. Il Lamento di Portnoy è un romanzo giovanilista? Ha molte delle caratteristiche di cui spesso vengono accusati i giovanilisti. Philip Roth giovanilista? Fantastico! E poi i giudici giovanilisti, i giovanilisti hanno governato quarant'anni, i giovanilisti mangiano i bambini...
D. Le differenze tra L'era del porco e il romanzo Blackout sono rilevanti. Nel corso di un solo anno Lei è passato dalle atmosfere nere e allucinate del thriller a una storia divertente e solare ricca di spunti umoristici. Quale registro sa padroneggiare con maggior disinvoltura? È più difficile creare suspense o strappare una risata?
R. Non vorrei assolutamente sembrare presuntuoso, ma non mi risulta per niente difficile passare da un registro all'altro. Tra i miei punti di riferimento c'è Andrea Pazienza, che sapeva scrivere - e disegnare - vicende esilaranti come Pertini e il partigiano o Perché Pippo sembra uno sballato? o storie durissime come i vari Zanardi oppure Gli ultimi giorni di Pompeo. Non sono monodimensionale. So scrivere in diversi modi, mi piace cimentarmi su registri differenti.
D. Poiché ama scrivere storie tanto diverse, mi verrebbe da chiederle, come ultima domanda, che cosa devono aspettarsi i suoi lettori per il prossimo libro.
R. Ci sono tante storie da raccontare, e qualche volta le storie necessitano di una certa forma per essere raccontate al meglio. Non avrei mai potuto narrare la vicenda di Blackout con lo stile usato ne L'era del porco, per dire. Il prossimo libro in uscita dovrebbe essere il mio esordio nella non-fiction, tanto per continuare sulla linea dei cambiamenti continui.. Poi c'è un romanzo breve già consegnato, e un altro romanzo avant-pop su cui sto lavorando. Non so se sia definibile come avant-pop, in realtà, ma mi sembra che la definizione suoni bene. Siamo nei territori di Neil Gaiman, o certe cose di Jonathan Lethem, o di Jonathan Carroll. Credo.
Intervista a cura di Marco Marangon
giugno 2005
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