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Gli omicidi del “Buongustaio”  Intervista a Thanh-Van Tran-Nhut

Una giovinezza all’ombra di Saddam Hussein  Incontro con Zainab Salbi

Vita eccessiva e buone intenzioni  Intervista a Isabella Rinaldi

Una storia di famiglia a Bombay, oggi  Intervista a Shobhaa Dé

Esperienza, storia, memoria  Intervista ad Alessandro Tamburini

Piccole pesti alla riscossa  Incontro con Jenny Oldfield

Gli ultimi, travagliati anni di Rembrandt  Intervista a Stefano Zuffi

Riabilitare l’Andrea Doria  Intervista a Fabio Pozzo

Donne senz’anima in cerca di leggerezza  Intervista a Chicca Gagliardo

La via Emilia in musica  Intervista a Gianluca Morozzi

Il gioiello che ritorna  Come lo racconta Emmanuelle De Villepin

Un finale esplosivo per Bartimeus  Intervista a Jonathan Stroud

Amore e morte a Kabul  Intervista a Amanda Sthers

Tutti gli uomini della Banca d'Italia  Come li racconta Elena Polidori

Coltivare i propri sogni  Incontro con Paolo Bianchi

1962, la prima italiana sulla Nord dell’Eiger  Intervista a Giovanni Capra

Scrivere: una panacea  Intervista a Pietro Grossi

Delitto in convento  Intervista a Tess Gerritsen

Meditazione: il sale della vita  Intervista a Jon Kabat-Zinn

E adesso chi mette in ordine?  Ce lo spiega Stefania Bertola

Le battaglie della vita  Incontro con Nicoletta Vallorani

Il crimine perfetto  Intervista a Douglas Preston

Magdeburg, atto secondo  Intervista ad Alan D. Altieri

Ombre sulla Casa Bianca  Intervista a Dudley W. Buffa

Vi aspetto a Torino dal 4 all'8 maggio  Una lettera di Ernesto Ferrero


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ascione.jpg Goliardia ai tempi di Internet
Intervista a Ciro Ascione
autore di Troll. Come ho inguaiato Internet
[Maggiori info su Internet Bookshop Italia]



(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Con Troll di Ciro Ascione entriamo nel mondo di Internet, uno strumento che ormai tutti usiamo, ma che forse non tutti conosciamo a fondo. Scopriamo così che nella Rete c'è anche chi si diverte semplicemente a infastidire gli altri utenti, a creare caos e suscitare reazioni indignate. Ciro Ascione ci istruisce su come diventare un buon disturbatore, come prepararsi, presentarsi e sferrare l'attacco; nello stesso tempo, ci offre mille esempi di prese in giro che ha messo in atto e che sono anche diventate famose nelle comunità virtuali. Troll esce nella collana ”neon!“ diretta da Aldo Nove e ci offre uno sguardo divertito su uno spaccato della nostra realtà contemporanea. Parliamone con l'autore.


D. Chi è esattamente un troll?

R. Il troll è il disturbatore di una comunità virtuale. Non ha niente a che vedere con gli hacker, non spedisce virus e non viola i computer altrui. Semplicemente, sfascia le dinamiche di un gruppo di discussione, e si diverte alle reazioni spropositate dei suoi partecipanti.

D. Qual è il suo scopo?

R. In generale, lo scopo del troll è il puro divertimento. Le vittime dei troll ti diranno invece che i troll vogliono di attirare l'attenzione, allo stesso modo dei bambini disturbati. Nel mio caso, c'era l'intenzione di fare soldi pubblicando un libro su un passatempo irrilevante come il trolling.

D. Irrilevante?

R. Certo. Spero di ricevere una quantità massiccia di stroncature. Un troll non cerca il consenso a tutti i costi.

D. Tutto qui?

R. Sì, tutto qui. Non ho intenzione di parlare dell'inattendibilità dell'informazione in Rete, delle tecniche di censura che i provider esercitano sui propri abbonati, del perbenismo insopportabile di molte comunità virtuali. Né del fatto che tipi come Borghezio e Calderoli dicono seriamente cose che neppure il più geniale dei troll riuscirebbe a inventare. Non voglio mica spiegare tutto.

D. Da quanto tempo fa il troll?

R. Più o meno dal 1998, non appena ebbi la mia prima connessione a Internet, con un modem a 28k. La prima ”trollata“ ben riuscita arrivò l'anno successivo. Mi inventai una falsa associazione cattolica, l'Associazione Borromeo, che individuava sottintesi sessuali nei videogame più innocenti. In pochi giorni l'Associazione ricevette circa tremila e-mail di insulti da parte dei videogiocatori. Ma i suoi messaggi divennero anche un cult per chi ne aveva individuato la natura parodistica.

D. Ma esattamente di che cosa parla il libro?

R. Quando ho iniziato a scriverlo, volevo che fosse una sorta di manuale di maleducazione creativa in Rete. Poi ho iniziato ad arricchirlo di esempi. Quindi da un lato è un antigalateo informatico, dall'altro una raccolta dei miei falsi più riusciti.

D. Può farci qualche altro esempio?

R. Mi vengono in mente le finte prove di maturità che ho fatto circolare quest'anno su Emule e su alcuni blog. Avevo preparato un falso pascoliano, dal titolo ”La somarella di Giovannino“, zeppo di doppi sensi. A una lettura attenta si capiva che Giovanni Pascoli stava stuprando una somarella. Ci è cascato persino un giornalista di ”Repubblica“, che dava per probabile l'uscita della ”Somarella“ agli esami.

D. Troll, flammer, fake: Internet è molto più complesso di quanto molti di noi immaginano. Il suo libro non solo insegna a diventare un buon disturbatore, ma mette anche in guardia chi non immagina certi meccanismi.

R. Più che mettere in guardia, invita i navigatori a non prendersi troppo sul serio. Il problema del galateo in Rete è che le sue regole sono state scritte da ingegneri informatici con il senso dell'umorismo di un carciofo. Quando Internet era un fenomeno di nicchia, la cosa poteva anche andare bene. Oggi invece no.

D. Ma stabilire alcune regole è fondamentale per gestire uno strumento come Internet, non crede?

R. Qui non si tratta di gestire Internet, ma di sovvertire alcune regole della comunicazione, soprattutto quando queste regole sono ridicole. L'uso degli smile, delle faccine sorridenti, per esempio, serve a evidenziare un'affermazione ironica. A spiegare le ironie. È come raccontare una barzelletta dandone prima la spiegazione.

D. Non teme di essersi esposto troppo con questo libro? Non pensa che adesso molti navigatori riconosceranno la sua firma anche dietro ai vari pseudonimi che usa?

R. Ho sempre rivendicato gli scherzi che ho fatto, sono troppo narcisista per restare nell'ombra. Temo però una fatwa da parte degli appassionati di Star Trek. Sono gente pericolosa. Se vengono nel nostro paese, devono adattarsi alle nostre tradizioni, non pretendere di girare per le scuole con il cappellino da klingoniani.

D. Gli appassionati di Star Trek sono in effetti uno dei suoi bersagli preferiti. Perché?

R. Non lo so, mi viene naturale. Forse il motivo principale è che i trekker incarnano alla perfezione lo stereotipo del nerd che si attacca a un telefilm di fantascienza come se fosse la verità rivelata. O forse perché io sono un appassionato di Star Wars...

D. Le è mai capitato di diventare vittima di un troll?

R. C'è stato un periodo in cui ho disseminato tanti di quei falsi in giro per la Rete, da dimenticarmi di alcuni di questi. Un giorno ho letto un messaggio e mi sono arrabbiato tantissimo. Poi mi sono accorto che l'avevo scritto io.

D. Dimostrazione che è difficile non prendersi sul serio...

R. Sì, ma poi ti passa subito.

20 ottobre 2006