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Roma 1497. Due uomini. Segundo, misterioso assassino con una vendetta da compiere, Andrea Gianani, giovane barone romano insoddisfatto della propria vita. Un destino imprevedibile incrocia le loro vite trasformandole per sempre. Andrea sarà costretto alla fuga e a incontrare un mondo per lui sconosciuto, Segundo dovrà superare i limiti che si era imposto e inseguirlo per farlo tacere. Fa da sfondo la Roma dei Borgia, animata da guitti, prostitute e artisti come il giovanissimo Michelangelo, cardinali viziosi e corrotti, ma anche francescani dediti alla carità e alla difesa dei derelitti. L'amore si rivelerà sconvolgente e impossibile. In Autunno rosso porpora si intrecciano sapientemente sangue, mistero, amore e vendetta: un romanzo mozzafiato dal finale imprevedibile. Abbiamo intervistato le autrici.
D. Qual è l'argomento del romanzo?
R. L'incidenza del Caso nella vita degli uomini. La frase di Clemente Fusero, riportata nella prima pagina, ricorda che quando ci prefiggiamo uno scopo, di solito stabiliamo anche limiti precisi alle nostre azioni. La vita però può cambiare le carte in tavola e costringerci a superare i limiti con inevitabili conseguenze drammatiche. È quanto succede ai due protagonisti della vicenda: Segundo, spietato assassino, persegue la sua misteriosa vendetta che fino a un certo punto procede senza intoppi, restando circoscritta al suo progetto iniziale; Andrea Gianani, nobile romano dall'animo sensibile, limita la sua vita all'arte e a una pericolosa amicizia, senza aprirsi a nuovi orizzonti. Il destino però incrocia le loro vite in un momento fatale, costringendoli a valicare i limiti, mutando per sempre le loro esistenze e stravolgendo quelle di chi sta loro attorno. Infatti anche Gemma, una giovane popolana sfruttata da un mercante, Isabella nobile e infelice vedova di soli vent'anni e Jacopo e Mario fratelli di Andrea, verranno coinvolti nella torbida situazione creata dal Caso.
D. Perché questo titolo Autunno Rosso Porpora?
R. Autunno perché la vicenda si svolge tra settembre e ottobre dell'anno 1497, il Rosso indica il sangue delle vittime, i colori delle foglie autunnali e soprattutto le passioni violente che animano i personaggi, Porpora perché tra le vittime ci sono tre cardinali. Nell'immaginario collettivo l'Autunno indica anche qualcosa che volge al termine e nel romanzo esistenze e situazioni dei personaggi sono alla fine. Per alcuni non vi sarà una rinascita per altri invece, anche se attraverso drastici cambiamenti e tanta sofferenza, si prospetta una vita diversa, a volte migliore.
D. Quanto c'è di vero nella vicenda?
R. La vicenda è frutto della nostra fantasia, ma prende l'avvio dal tragico omicidio di Juan Borgia, figlio prediletto di papa Alessandro VI avvenuto il 14 giugno 1497. Il contesto in cui si snoda la storia è reale, così come alcuni personaggi sono realmente vissuti (Papa Alessandro VI, Michelangelo Buonarroti, il vescovo Bartoloneo Flores e altri ancora) e sono stati descritti come le cronache ce li hanno tramandati. Anche lo scoppio delle polveri di Castel Sant'Angelo avvenuto 29 ottobre 1497 è un fatto storico, così come l'esondazione del Tevere. Inoltre il convento di San Francesco a Ripa esiste ancora e, da quanto abbiamo potuto appurare, a quei tempi svolgeva il compito di assistere i malati più poveri e sembra vi funzionasse attivamente una farmacia.
D. Autunno rosso porpora si può considerare un altro romanzo sulla famiglia Borgia?
R. In effetti no perché questa volta i Borgia non sono i protagonisti della storia. Il contesto è quello della Roma di Alessandro VI, ma non sono i vertici del potere a fare da protagonisti, ma la piccola nobiltà e il popolo dell'Urbe. Su di loro incombe lo strapotere degli Spagnoli e della curia, ma il loro dominio può essere aggirato con furbizia se la Giustizia deve trionfare.
D. Una particolarità del vostro romanzo?
R. Autunno rosso porpora nasce come sceneggiatura per un film e quindi ha la caratteristica di procedere con ritmo cinematografico. E' una scelta stilistica voluta che consente al lettore di seguire lo svolgersi dei fatti come se li vedesse su uno schermo. Questo non significa che siano trascurati i pensieri dei protagonisti e le descrizioni dei luoghi, ma le azioni, con continui cambi di scena e fatti imprevedibili, sono la caratteristica principale del lavoro.
D. È stato divertente scriverlo? Avete incontrato difficoltà?
R. Divertente senz'altro! Creare dal nulla personaggi dà molta soddisfazione, ci si sente veri e propri demiurghi perché si possono plasmare caratteri e aspetti fisici originali. È stato però anche impegnativo perché realizzare un intreccio giallo in un contesto storico preciso dal quale, se non si vuole imbrogliare il lettore di Storia, non si deve uscire, costringe a una costante attenzione dei particolari. Oggi siamo abituati a indagini supportate da strumenti tecnici raffinatissimi, ma nel 1497 non esistevano e quindi trovare un colpevole e le prove della sua reità era tutto affidato alla intelligenza degli inquirenti. La nostra sfida è far appassionare i lettori anche a indagini senza RIS ed esame del DNA.
D. A che pubblico pensate possa interessare?
R. A chi ama i romanzi storici perché vi troverà l'atmosfera rinascimentale in tutte le sue sfaccettature: il fascino dell'arte, la corruzione diffusa in tutti gli ambienti sociali, l'edonismo sfrenato di alcuni in contrasto con il sacrificio e la cura dei più deboli di altri, la brutalità dei comportamenti e la passionalità dei sentimenti. Ma può piacere anche a chi ama i gialli, perché l'intreccio è tutto da dipanare: c'è un colpo di scena finale per cui suggeriamo di non leggere in anticipo l'ultima pagina! Può divertire chi è affezionato alla figura dell'investigatore, che qui è rappresentato dal bargello Riccardo Fusco, nobile romano con una sua etica particolare e il coraggio di farla valere. Lo consigliamo a chi ama l'avventura e gli amori violenti e impossibili. A un pubblico vasto quindi, ed eterogeneo.
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