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La Garzantina Universale a breve su iPad  Incontro con Oliviero Ponte di Pino

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Il destino dell’umanità in un libro  Incontro con Glenn Cooper

Le ragioni del cuore sotto il cielo africano  Incontro con Monica Ciccolini

Sesso e veleni nell’Urbe  Intervista a Steven Saylor

Una partita a scacchi tra cristiani e musulmani  Intervista a Nerea Riesco

L’altro volto del crimine  Incontro con Ferdinand von Schirach


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amici.jpg 1943 - L'affondamento della corazzata Roma
come lo racconta Andrea Amici
autore di Una tragedia italiana
[Maggiori info su Internet Bookshop Italia]



(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Con Una tragedia italiana, Andrea Amici ci regala il racconto in presa diretta di quel che accadde realmente a bordo della Corazzata Roma il 9 settembre 1943, poco dopo aver lasciato il porto di La Spezia con a bordo oltre duemila uomini. Quel giorno la Roma fu colpita in pieno e affondata. I naufraghi vennero trasportati alle Baleari e trasformati in merce di scambio. La loro vita resterà a lungo sospesa, in difficile equilibrio tra gli opposti interessi di un'Italia spaccata in due. Andrea Amici racconta così le ragioni per cui si è appassionato a questa storia:

«Le ultime parole di mio nonno Italo, scomparso nel febbraio '99, furono una vera e propria rivelazione di un segreto che si era portato dentro tutta la vita: la voce di un fantasma del passato era tornata a tormentare le sue ultime notti. Ascoltai, solo con lui, l'affaticato racconto, senza comprenderne appieno il senso. Di certo era qualcosa di autentico e per lui molto importante se conservò le poche forze rimaste per raccontare. Quale arcano significato nascondevano quelle parole? Subito non me lo chiesi. Dovettero passare quasi quattro anni per capire che sono state in realtà una sorta di testamento: il vecchio mi aveva affidato un testimone della storia della sua vita, che doveva passare di mano, continuando il suo viaggio nel tempo. Cercai così il suo piccolo diario scritto di pugno appena dopo la guerra, ma fu subito evidente che non bastava per conoscere la storia sua e della sua nave.

«Andai così a cercare i suoi vecchi amici, come lui superstiti del naufragio della Corazzata Roma, gli unici testimoni che potevano aiutarmi fattivamente a ricostruire ciò che accadde realmente dall'estate del '43 al '45. Nonostante la loro affabilità, rimasi un po' deluso: non avevano più voglia di raccontare la storia della Roma. Sembravano come arresi al tempo che aveva cancellato troppe cose e, soprattutto, erano convinti che la Roma non interessasse più a nessuno. Ci volle un po' per far capire loro che la pagina di storia della Roma interessava eccome, soprattutto a noi giovani. L'entusiasmo dei superstiti e mio non fu però sufficiente, mezzo secolo ci separava. Troppe cose erano cambiate e, soprattutto, eravamo troppo cambiati tutti quanti. Intuii che la chiave per aprire lo scrigno dei loro ricordi sarebbe stata quella di entrare in una dimensione simile a entrambi: non potevano limitarsi a raccontare e non potevo semplicemente trascrivere le loro reminiscenze. Dovevamo viaggiare insieme indietro nel tempo. I vecchi marinai dovevano tornare a vent'anni, senza farmi sentire un estraneo. In parole povere, dovevano ”farmi salire sulla Roma con loro“!

«Quando iniziai a scrivere Una tragedia italiana, anni fa, poco o nulla conoscevo della vicenda, che ho scoperto man mano che la scrivevo. Si dice che ognuno scrive ciò che più gli è mancato, le proprie frustrazioni e i propri sogni. Così è stato. Solo superficialmente conoscevo questa storia, è stata la lavorazione del libro stesso a farmela scoprire. Può sembrare un paradosso, ma ho iniziato a scrivere senza sapere cosa scrivere. Non c'era assolutamente alcun desiderio editoriale, dato che l'idea iniziale fu quella di redigere una specie di fascicolo per i più piccoli di casa, giovani del nuovo millennio che non hanno conosciuto quel secolo magico e tragico che è stato il '900, così veloce e ricco di contraddizioni, responsabili della nostra confusa identità. Oltre alla ricostruzione più verosimile possibile sulla storia degli amici divenuti marinai, il testo ha necessitato di approfonditi studi tecnici sulle navi classe Vittorio Veneto, numerosi viaggi di ricerca in mezza Europa, avvalendosi della consulenza dei superstiti stessi e dei migliori esperti della materia. Per celebrare il 65° anniversario dell'affondamento della Roma, un gruppo di noi italiani si è recato nel settembre 2008 nell'isola di Minorca, dove sbarcarono la maggior parte dei superstiti all'alba del 10 settembre '43. Grazie a uno di loro, Dante Bartoli, abbiamo vissuto l'emozione di una visita guidata nell'edificio abbandonato del vecchio ospedale – che ospita l'unico museo dedicato alla corazzata Roma, realizzato dall'amico Mario Cappa in collaborazione di altri volontari di tutto il mondo - e nella desolata base navale in cui furono internati nell'inverno del '43.

«L'impressione fu quella di trovarsi in un vecchio e macilento teatro abitato solo dagli spiriti degli attori, i giovanissimi marinai italiani relegati in un angolo sperduto del Mediterraneo. Per descrivere con precisione le scene della parte spagnola, mi sono recato all'alba in quei luoghi, le quinte della scena. Non ci fu bisogno di ulteriori spiegazioni dei simpatici Suor Demetria, l'ultima delle infermiere che li curarono, e di don Vicente, che nel '43 celebrò i funerali di ventisei marinai della Roma che riposano ancora laggiù. Nella placida insenatura di Mahon, regolata dai lenti ritmi di un'isoletta mediterranea, è bastato socchiudere gli occhi e lentamente i suoni, le parole e gli odori riaffiorarono con naturalezza dal passato, già pronti per essere trascritti, come dettati. Il libro in sé contiene pagine per tutti i gusti: l'appassionato storico della storia della Marina dovrebbe trovare qualche elemento, spero, utile per le sue ricerche; il familiare di un marinaio della Roma verrà accompagnato per mano dentro la nave e, in una visione quasi allegorica, potrà vedere suo papà o suo nonno trascorrere le giornate a bordo insieme agli altri marinai; il romantico si troverà a suo agio a immedesimarsi in una storia di ragazzi e delle loro famiglie che, loro malgrado, si trovarono a essere i protagonisti di una pagina fondamentale e dolorosa della storia d'Italia, rimanendo uniti per tutta la vita.

«Oltre al suo significato palese - la storia d'amicizia sopravvissuta fino a oggi - in Una tragedia italiana si nasconde anche un altro fondamentale messaggio: i vecchi hanno raccontato; i giovani hanno ascoltato; i giovani hanno capito. Credo che questo sia in realtà il cardine, per niente ricercato, ma che inevitabilmente traspare: noi giovani abbiamo compreso, senza avere però il coraggio di esprimere quanto abbiamo assimilato dai racconti dei saggi vecchi. Le pagine sono anche un tentativo, talvolta autobiografico, di esprimere quello che i giovani hanno inteso, quasi come chiedere giustizia per due generazioni così differenti – separate da quella più discussa - ma unite da un legame inossidabile: quella dei nonni e quella dei nipoti del secolo scorso, generando così, inconsapevolmente, anche una riflessione generazionalista. Penso che essere vissuti accanto a loro ha come contribuito a formarci una nostra identità. Se alcuni giovani vanno a visitare i campi di concentramento, visitano il sito web del nostro sodalizio e tentano in ogni modo di sapere e di raccontare, lo si deve senza dubbio al fatto di essere vissuti accanto ai nonni.»

Andrea Amici

15 febbraio 2010