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Non è lui è una storia di menzogne e di identità nascoste, segreti e ossessioni, che esplora le radici del male. L'autrice, Sophie Hannah, racconta la vicenda di Sally Thorning. Sally ha appena messo a letto i bambini e sta guardando la televisione con il marito quando all'improvviso riconosce un nome che non avrebbe più voluto sentire: Mark Bretherick. La moglie e la figlia sono state trovate morte, si sospetta un omicidio-suicidio. Un brivido le percorre la schiena. Quell'uomo è il suo unico segreto, l'unica macchia nella sua vita di moglie e madre perfetta. Con lui ha tradito. Ma c'è un particolare fondamentale: l'uomo dal viso stravolto non è Mark Bretherick, ne è sicura. Ma allora con chi è stata veramente Sally? Chi è il vero Mark Bretherick? E come è possibile che la moglie di Mark le somigli così tanto? Sally sente di essere in pericolo, ma ha paura a rivolgersi alla polizia, il suo tradimento verrebbe scoperto, la sua famiglia si sfascerebbe. Ma quando nel giardino dei Bretherick vengono trovati altri due corpi, Sally capisce di dover raccontare tutto. Abbiamo rivolto alcune domande all'autrice.
D. In Non è lui il ritratto che Lei fa delle madri e dei loro sentimenti nei confronti dei figli è brutalmente onesto. Che reazioni hanno avuto le sue lettrici? Si sono identificate con i suoi personaggi o considerano quelle madri del tutto anormali?
R. Potrebbe sembrare strano ma ho avuto parecchi riscontri positivi al riguardo. Numerose mie amiche hanno apprezzato la presenza nel romanzo di madri egoiste e cattive che se la prendono con i loro figli. Per una madre è difficile ammettere che sta arrivando al limite, che sta per esplodere e che l'unica cosa che vorrebbe, è sparire per un po' di tempo. Devo ammettere che scrivere quelle parti di Non è lui per me è stato quasi catartico. Quando i miei bambini erano piccoli, trovavo difficilissimo essere una madre perfetta. So bene quanto ci si possa sentire sotto pressione; è per questo che ammetto di essermi divertita nel creare un personaggio che mette se stesso davanti alla figlia e che vorrebbe che la bambina non fosse mai nata. Nei momenti più bui ho avuto anch'io pensieri del genere.
D. In Non è lui, ci sono due temi centrali: il rapporto madre/figlio e le false identità. Come mai questa scelta?
R. In effetti il rapporto madre/figlio e, più in generale, i rapporti familiari mi interessano molto. Ci sono talmente tanti drammi, segreti, risentimenti, cose mai dette e tenute gelosamente nascoste che rendono questo mondo davvero affascinante. Sono attratta anche dall'idea che le persone possano vivere una vita apparentemente del tutto normale e poi, di punto in bianco, rivelarsi perfette sconosciute. Pensate a quanto deve essere terrificante scoprire che la tua vita non è quella che tu hai sempre immaginato che fosse, se tutto quello che hai sempre vissuto si ribaltasse in un secondo e si rivelasse del tutto falso. Penso sia una delle mie più grandi paure.
D. Da quando è diventata una scrittrice di bestseller, com'è cambiata la sua vita? Qual è il lato più bello del successo?
R. Indubbiamente l'aspetto più gratificante è l'affetto dei lettori che mi scrivono per dare il loro appoggio. Mi infondono davvero tanto coraggio. Posso così trovare la forza per continuare a scrivere, a sperimentare e a tuffarmi in nuovi progetti anche quando ho paura di fare il cosiddetto salto nel buio. Mi spronano a fare sempre meglio e a trovare continuamente idee originali per non deluderli mai.
D. La sua vita personale, ha ispirato in qualche modo Non è lui?
R. In effetti sì. Mentre stavo scrivendo Non è lui, i miei figli erano entrambi molto piccoli e la mia vita con loro era tutt'altro che semplice. Avevo in programma un viaggio di lavoro. Pochi giorni prima, sembrava che il viaggio dovesse saltare e quando mi hanno avvisata, nella mia testa si è formata subito l'idea di non dire niente a nessuno e partire per una settimana di totale relax in solitudine. Alla fine il viaggio venne confermato. Ho trovato però sempre molto intrigante pensare a come sarebbe potuta essere una vacanza ”illegale“.
D. In Non è lui, ritroviamo i poliziotti dei suoi precedenti romanzi. Pensa di continuare a sviluppare questi personaggi anche nei prossimi lavori?
R. Assolutamente sì. Voglio che continuino a farmi compagnia ancora per molto tempo. Da lettrice mi diletto a seguire le nuove avventure dei miei beniamini, è come ritrovare vecchi amici ogni volta che apro le pagine di un nuovo romanzo. So che se dovessi smettere di scrivere di questi personaggi, mi mancherebbero. Credo che anche i miei lettori proverebbero un senso di perdita, almeno a giudicare dalle lettere che ricevo, in cui mi si chiede espressamente di raccontare altre loro avventure.
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