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Per sempre vostro è la storia del rapporto fra un uomo, Emilio Rivolta, giornalista dalla carriera arenata, e la sua amica dell'università Iride Maestri, che nel frattempo è diventata una famosa conduttrice televisiva. È anche il racconto del conflitto morale tra due stili di vita divergenti; un conflitto aspro che non compromette mai del tutto il legame affettivo che unisce i due protagonisti. È poi una satira amara sugli sgangherati meccanismi della giustizia umana. Dopo un quarto di secolo nella carta stampata, e giunto al suo sesto libro (il quarto di narrativa), Paolo Bianchi ha voluto fornire una descrizione, per quanto fantasiosa, del quadro desolante composto da chi manipola o crede di manipolare gli strumenti d'informazione di massa. Abbiamo rivolto alcune domande all'autore.
D. Per sempre vostro è definito un ”romanzo-denuncia sul mondo dell'informazione“. Perché?
R. Perché è un libro parzialmente autobiografico, satirico e, dove possibile, sarcastico. Il protagonista, Emilio Rivolta, fa il giornalista, come me. E si trova diviso fra il desiderio di raccontare la verità e l'obbligo, impostogli dall'alto, cioè da chi comanda, di condizionare i lettori. Dunque è un personaggio contraddittorio, lacerato e ansioso.
D. La sua vita in una grande città (che assomiglia molto a Milano) si intreccia con quella di un'amica dei tempi dell'università, Iride Maestri. Che cosa rappresenta il rapporto tra questi due protagonisti?
R. Sono amici. All'inizio, in gioventù, rappresenta la spinta ideale verso la vita. Sono entrambi ambiziosi e non amano il mondo superficiale in cui vivono, quegli anni Ottanta dove sembrano essersi persi tutti i valori morali forti, a scapito di un egoismo da quattro soldi. Entrambi credono di poter migliorare se stessi e la società. Ma presto capiscono che non sarà così. In più, per un certo periodo, si perdono di vista.
D. Prevalgono quindi i toni pessimisti?
R. Diciamo che non ho voluto scrivere un libro di evasione, ma mi sono preoccupato di mantenere toni e situazioni per quanto possibile leggeri, per non opprimere inutilmente me stesso e il lettore con una retorica rinunciataria o addirittura disfattista. Il mondo è quello che è. Iride fa carriera in televisione perché è scaltra e opportunista. Emilio è un giornalista di media bravura, ma fatica a sopportare i meccanismi del potere, quindi soffre di isolamento.
D. In più la moglie lo lascia.
R. Sì. Non appena lui affronta la prova coraggiosa di licenziarsi, lei se ne va di casa, spiazzandolo completamente. Ma è una giovane donna intellettuale del nostro tempo, insoddisfatta e ”alla ricerca di se stessa“ (qualunque cosa questo voglia dire). Insomma, il nostro eroe si trova appiedato. Reagisce come può, cercando riscatto in una nuova inchiesta giornalistica dai contorni indefiniti e che lo metterà inevitabilmente nei pasticci.
D. Nel libro c'è anche una critica al sistema giudiziario?
R. Sì, ma più che altro è la constatazione che la giustizia umana è lenta, imperfetta e a volte perfino beffarda. Emilio Rivolta lo sa bene perché è stato anche cronista di Giudiziaria. Se fosse più cinico, se ne farebbe una ragione. Avendo conservato un fondo di idealismo, ci resta sempre un po' male.
D. Tra Emilio e Iride c'è amore?
R. Emilio è sempre stato attratto da lei, e lo sarà sempre. Da parte sua ci sono anche timore e ammirazione. Iride è diventata una donna famosa e potente, conduttrice di programmi di successo, e ha lasciato indietro l'amico di un tempo, per quanto continui a rispettarne l'integrità morale. Ma tra loro non c'è mai stata una storia d'amore. Si è fermato tutto a livello di ipotesi (perlomeno da parte di Emilio, perché il punto di vista della vicenda è il suo).
D. Perché definisce i suoi personaggi ”sporcati dalla vita“?
R. Perché partono con un abito mentale immacolato di purezza e buoni sentimenti, ma poi inevitabilmente si infangano. Chi più, chi meno. Le esperienze adulte sono una palude dalla quale è difficile uscire integri. Il compromesso è sempre in agguato, così come lo è la tentazione di prendere scorciatoie poco pulite. Rimane sempre perciò un sottofondo di nostalgia, per quello che si è stati e non si è più. Ma poi forse in fondo è la vita a portarci dove vuole. Per questo non ho ecceduto nei giudizi morali. Ognuno giudichi da sé. È comunque evidente che non tutti i personaggi sono sullo stesso piano. Alcuni si sacrificano in nomi di ideali di dignità e decenza, altri se ne infischiano e perseguono con stolida opacità certi ideali, magari discutibili e persino ridicoli, di successo personale vanesio.
D. Da dove viene il titolo Per sempre vostro?
R. Dal fatto che il protagonista non si sente migliore degli altri. Ne ha condiviso certe ambizioni fatue, certi privilegi immeritati, un qualche degrado morale. Se vuole sperare in un riscatto, tanto vale che lo pensi come un riscatto collettivo.
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