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baudino.jpg Giallo, storia d’amore, o satira?
Intervista a Mario Baudino
autore di Per amore o per ridere
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(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)

Un viaggiatore s'aggira per l'Europa. Non ha un nome e, sembra, neppure uno scopo. Tra Amsterdam, Parigi, Bruxelles e il Midi della Francia incontra affaristi , truffatori, ragazze interessanti. In apparenza non ha nulla da fare, se non lavoretti per conto di una donna che un giorno, sostiene, ha amato in carne e ossa, e poi è sparita ma dialoga con lui a distanza. La sua esistenza lo soddisfa in pieno. Si sente una sorta di asceta, fino a quando il gioco delle coincidenze e una comunità spiritualistica nascosta in un antico convento provenzale, tra polli e lavande, non lo metteranno di fronte a inaspettate responsabilità, e a un brutto intrigo finanziario-devozionale. Ma ci sono nella sua vita raminga anche inquietanti spot televisivi, incerte avventure su Internet, una santona dal nome freudiano, opere d'arte orientali e falsi bonsai giapponesi. Il tutto Per amore o per ridere, come dice il titolo del nuovo romanzo di Mario Baudino.


D. Giallo, storia d'amore, satira. Il suo libro potrebbe avere varie chiavi di lettura. Lei come lo definirebbe?

R. Un libro comico

D. Perché?

R. Perché ho cercato di raccontare una storia paradossale e fantastica solo in apparenza. Nella realtà credo di aver conosciuto molti personaggi simili al mio protagonista. Mi è bastato caricare le tinte. E l'effetto comico è venuto quasi da solo. Non c'è niente di più comico della realtà.

D. Il suo protagonista senza nome gira l'Europa al servizio di una donna misteriosa, un grande amore, che lo guida a distanza. La sua etica si riassume in un solo imperativo: obbedire, mosso da una cieca fiducia. Poi quello che pare un banale trasferimento di denaro per conto d'una comunità new age nel cuore della Provenza scatena una serie di conseguenze imprevedibili.

R. Che gli aprono gli occhi, forse solo a metà. Il passato crolla si di lui, e il suo stesso presente si rivela piuttosto contraddittorio. In qualche modo non capisce più che cosa stia facendo e perché, gli sfugge insomma il senso della propria esistenza, che aveva creduto di poter mettere al riparo d'un amore molto simile a una fede; ma non è che possa riflettere molto, perché gli avvenimenti incalzano, e le complicazioni si accumulano. Quelli che riteneva solo dei mistici un po' matti si rivelano improvvisamente minacciosi; deve trarsi d'impaccio usando sistemi molto poco convenzionali. Per esempio chiamando in soccorso alcuni pericolosi energumeni, da cui non si aspetta nulla di buono. Tutto ciò, oltretutto, accade come se una mano invisibile avesse preordinato ogni cosa. Per quanto faccia, la possibilità di scelta del protagonista è quasi nulla, deve di volta in volta rivolgersi a opzioni che, in modo misterioso, sono già pronte per lui.

D. Per un credente non dovrebbe essere un problema

R. Ma il tarlo del dubbio si insinua. E le circostanze esterne sono tali che a un certo punto dovrà decidere di prendere di petto la situazione. Il modo in cui lo fa, e gli esiti imprevedibili, dovrebbero venir colti a poco a poco dal lettore.

D. Sono nascosti tra le righe?

R. Sempre meno nascosti, mano a mano che si va avanti. E alla fine, ogni cosa è illuminata, come direbbe Jonathan Safran Foer. Ma arrivano, per così dire, anche le torte in faccia.

D. Il protagonista di Per amore o per ridere adora le donne strabiche, le pensioni a poco prezzo, il viaggiare con pochi mezzi. Detesta il denaro, ha tratti di bizzaria e un suo ideale di purezza.

R. La purezza è un problema da allevatori. La bizzaria è molto umana. In tutta la storia ho cercato di rovesciare implicitamente i luoghi comuni al proposito. Quando sembra molto umano, il mio viaggiatore obbediente è in realtà una bestiola. Quando non lo sembra affatto, rivela tratti più interessanti, dal punto di vista mentale. ”Per amore o per ridere“ non mi sembra un romanzo fantastico, ma semmai una storia che sta tutta dentro la mente. Un romanzo della mente, sulla mente. E anche un romanzo che mente, al modo della letteratura.

D. Ci sono molte citazioni, calchi, parafrasi.

R. Sì. Soprattutto da poesie di Borges, anche se rintracciarle non è facilissimo, e del resto non penso sia il caso di sforzarsi. La storia dovrebbe reggere bene – spero anzi vivamente che ciò accada – anche e forse soprattutto senza un'anagrafe degli autori chiamati a farne indirettamente parte. Le guest star non sono così importanti.

D. Per amore o per ridere contiene però una citazione molto trasparente. È il verso di una canzone di Patty Pravo

R. Sì, diciamo che è stata una scelta un po' generazionale. Però mi interessava, più che il riferimento alla canzone, che parla se non ricordo male di un triangolo amoroso, proprio l'alternativa proposta dal verso. In altre parole, le cose, mi chiedo, si fanno per amore o per ridere? La stessa domanda vale per i libri. Per chi li scrive e per chi li legge.

D. Lei che risposta si dà?

R. Ancora non lo so. È noto che i libri partono da una domanda, e finiscono con un'altra domanda. Però scrivendo mi sono divertito. Ho anche riso molto. Mi sono un po' spaventato. E forse mi sono un po' innamorato.

12 gennaio 2009