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La Garzantina Universale a breve su iPad  Incontro con Oliviero Ponte di Pino

Soltanto una storia di mare  Come l'ha raccontata Carlo Romeo

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Sono o non sono un siciliano?  Ce lo spiega Alessio Puleo

Il destino dell’umanità in un libro  Incontro con Glenn Cooper

Le ragioni del cuore sotto il cielo africano  Incontro con Monica Ciccolini

Sesso e veleni nell’Urbe  Intervista a Steven Saylor

Una partita a scacchi tra cristiani e musulmani  Intervista a Nerea Riesco

L’altro volto del crimine  Incontro con Ferdinand von Schirach


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berry.jpg L’enigma Romanov
Intervista a Steve Berry
autore di La profezia dei Romanov
[Maggiori info su Internet Bookshop Italia]



(In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)
[La foto è © di Giovannetti/effigie]

Dopo essersi occupato nei romanzi precedenti del terzo segreto di Fatima e del tesoro dei Templari, Steve Berry ripercorre nel suo ultimo libro l'affascinante storia della dinastia Romanov, padrona indiscussa delle sorti della Russia per tre secoli, fino alla Rivoluzione del 1917 culminata con la caduta dello Zar. La profezia dei Romanov ha salde radici nella Storia, anche se la trama si dipana quasi interamente ai giorni nostri. Il protagonista, Miles Lord, è un avvocato di Atlanta inviato a Mosca per appoggiare un lontano discendente di Nicola II: il popolo russo ha infatti deciso di ristabilire la monarchia per dare slancio a una nazione fiaccata da governi deboli e dalla caduta del comunismo. Miles Lord è un profondo conoscitore della cultura russa e si lancia con entusiasmo in una ricerca che lo porta a svelare misteri di cruciale importanza sul reale destino dei Romanov. Ben presto diventa però bersaglio di una congiura ordita da un potente gruppo criminale, che intende manipolare la scelta del nuovo sovrano. In questa lotta mortale acquista grande rilevanza una profezia che annuncia il ritorno della famiglia Romanov. Mito o realtà? Toccherà a Miles Lord rispondere all'interrogativo se vorrà avere salva la vita. Abbiamo intervistato l'autore.


D. Quando e come è nata l'idea di incentrare un romanzo sulla storia della Russia post-sovietica?

R. La Russia mi ha sempre interessato. Naturalmente il primo romanzo che sono riuscito a pubblicare, incentrato per l'appunto sulla ricerca di un tesoro russo leggendario, ha stuzzicato il mio appetito. Ma è stato con La profezia dei Romanov che ho potuto soddisfare al meglio le mie curiosità. L'idea è nata durante una visita al Cremlino. La guida, a un certo punto, ha fatto riferimento a una ”Terza Roma“. Non avendo mai sentito quell'espressione, ho chiesto spiegazioni. Ho saputo allora che Ivan il Grande, il primo uomo a ricevere l'appellativo di Zar, fece un giorno un commento singolare. Disse: ”La prima e la seconda Roma sono cadute (si riferiva a Roma e a Costantinopoli), una terza rimane ancora in piedi (Mosca) e una quarta non ci sarà mai più“. Ho trovato quella frase accattivante e densa di possibili spunti narrativi; in pochi giorni la trama prendeva già forma nella mia mente. La vicenda è costruita sulla figura di Nicola II e sulla sua famiglia, sul loro arresto, prigionia, omicidio, sepoltura ed esumazione. È tutto davvero emozionante. Come la stessa Russia del resto.

D. Come si è documentato?

R. Ho impiegato non meno di otto mesi a consultare ogni genere di fonte, diretta e indiretta, per capire che cosa potesse o non potesse essere accaduto veramente ai Romanov. Come ho detto poco fa, ho visitato di persona la Russia. Intendevo riportare fatti il più possibile vicini alla realtà. Penso sia importante per il lettore - anche se il romanzo è per definizione ”invenzione“ - ottenere informazioni accurate. Questo non significa che non mi sia preso alcune libertà. La fiction si spinge sempre oltre i fatti. Per questo motivo il lettore troverà una nota finale, che aiuta a fare chiarezza sul confine tra realtà e invenzione. Reperire documenti e libri sui Romanov e su Nicola II è stato semplice. Ci sono centinaia di testi a disposizione. Il problema maggiore è la disparità di vedute tra le cosiddette fonti primarie. Ho letto numerosi documenti - a dir poco discordanti - di testimoni che hanno assistito in presa diretta a quegli eventi. Vorrei citare a tal proposito un detto russo che fa pressappoco così: ”Egli mente come un testimone oculare“. Lo riporto anche nel libro perché colpisce dritto il bersaglio. Le testimonianze divergono infatti quasi su tutto ed è arduo trovare elementi comuni; è sorprendente che abbiano tutti preso parte alle stesse vicende. Ho impiegato parecchio tempo per scegliere fonti credibili, quindi ho riempito i buchi con la mia fantasia.

D. Qualche fonte, in particolare, ha ispirato la profezia di un ritorno al potere dei Romanov?

R. Non ho trovato nessun documento di una qualche attendibilità. L'ipotesi che uno o più figli possa essere sopravvissuto è, purtroppo, più una leggenda che un dato di fatto. Si tratta comunque di un mito affascinante che ha acceso la mia immaginazione.

D. Chi ama il romanzo storico è accontentato; ma anche gli appassionati del thriller saranno assorbiti dalla trama di questo libro, non crede?

R. Nessun dubbio: La profezia dei Romanov è innanzitutto un thriller e l'ingrediente numero uno di ogni buon thriller è la tensione. Il ritmo incalzante non è qualcosa di puramente accessorio, è fondamentale. L'idea è quella di inchiodare il lettore alla pagina. Non scrivo libri di testo o manuali di storia, anche se l'azione è inframmezzata da parecchie nozioni storiche. La tensione prima di tutto. Mi sforzo in ogni modo per alimentarla. Inutile dire che una narrazione necessita anche di personaggi ben delineati. Miles Lord è un eroe che ha tutte le qualità per accattivarsi le simpatie, mentre il suo antagonista Taylor Hayes è un uomo malvagio che sa come farsi odiare. I due si confrontano fino al duello finale in un climax che genera tensione. Per non parlare poi dei Romanov. Chi mai può essere immune al loro fascino? È una vicenda appassionante che s'intreccia con la brutalità della politica, torbidi intrighi, subdoli inganni, orrendi delitti.

D. Storia, azione, intrigo: è questa la formula per un romanzo di successo?

R. Credo che l'ingrediente base delle mie storie sia il mistero originato da ”cose perdute“. Non c'è nulla di più divertente di una buona caccia al tesoro. Cerco in sostanza di forgiare un racconto che contenga vicende oscure, qualcosa che il lettore possa trovare eccitante, qualcosa di cui ha soltanto una vaga idea. Vorrei insomma intrattenerlo in modo intelligente.

D. Non sfugge che il protagonista, Mild Lord, è un avvocato americano proprio come lei: avete altro in comune?

R. Non molto, anche se mi piacerebbe assomigliargli. Nei miei libri c'è sempre un avvocato per protagonista, ma i personaggi non lavorano mai nelle aule di giustizia; al contrario, si trascinano negli angoli più sperduti del mondo per cercare oggetti smarriti. Miles mi affascina in modo particolare. Mi sono sempre chiesto perché ho voluto fare di lui un uomo di colore. Certo la Russia è un paese dove la percentuale di persone di pelle bianca è preponderante, dunque il colore del volto di Miles rappresenta una difficoltà supplementare: alcune persone lo vogliono morto e i posti dove nascondersi sono limitati. Adoro sovvertire certi schemi. Nella Profezia dei Romanov abbiamo un avvocato specializzato in diritto internazionale - un afroamericano che viene dal profondo sud, figlio di un predicatore evangelico, attento studioso della cultura e della lingua russa - che trova dentro di sé forti motivazioni per proseguire la sua ricerca. Miles non esita ad accogliere la sfida. Ora capisce perché vorrei essere un po' più simile a lui?

Intervista a cura di Diletta Castorini e Marco Marangon

26 febbraio 2007